• Paola Cambielli

Arancino o arancina? Il dilemma che fa scervellare migliaia di italiani

Una delle pietre miliari della gastronomia siciliana è tra i piatti più amati, sia in Italia sia all'estero. Ma perché alcuni la chiamano arancina mentre altri arancino? Esiste una dicitura corretta?

Ogni volta che mi sono trovata a parlare con un siciliano o una siciliana di quanto siano gustosi i loro piatti, ho sempre provato un’enorme felicità. Ma la gioia si tramutava subito in dubbio quando l’argomento cadeva su uno dei capisaldi della loro gastronomia. “Ok, e ora? Dovrei dire arancino o arancina? Come lo chiameranno nella sua città? Mah...”.

Immagino che anche tu ti sarai trovato un sacco di volte in questa situazione, a meno che non abbia origini siciliane, ovviamente. Da lombarda doc, ammetto che non ho mai fatto distinzione di genere – qui è normale generalizzare in “arancino” al singolare e “arancini” al plurale – e per non sbagliare, finora mi sono limitata a dire “arancin”. Ma essendo una curiosa per natura e non volendo più fare figuracce – anche se in realtà mi sto affezionando al mio “arancin” – ho voluto indagare e cercare di entrare nel merito della questione. Così, la prossima volta che andremo in Sicilia e vorremo ordinare una bella polpetta di riso impanata e fritta, saremo preparati.



Un derby gastronomico-geografico

Per iniziare da un quadro generale e cercare di memorizzare la diatriba, personalmente ho adottato questo metodo visivo: guardare la cartina della Sicilia e dividerla in due con una linea verticale. Questa foto ci aiuta abbastanza. Generalmente, nella parte occidentale si dice arancina, mentre in quella orientale arancino. La zona sinistra è femminile, la zona destra è maschile. Un altro esercizio mnemonico molto utile riguarda la forma. L'arancina è rotonda mentre l'arancino è appuntito, proprio come l'Etna, il vulcano di Catania. La linea, però, essendo immaginaria non divide nettamente la regione. Tra le varie province sono sempre presenti delle contaminazioni linguistiche, come ad esempio a Trapani, dove si utilizzano entrambe le forme, o a Ragusa e in alcune zone della provincia di Siracusa, dove la chiamano arancina.



Da dove è nato questo dibattito?

La storia, come sempre, ci viene in aiuto. Questa prelibatezza venne preparata per la prima volta in Italia durante il Medioevo tra il IX e l’XI secolo, durante la dominazione degli arabi nell’Italia meridionale. Una delle loro usanze gastronomiche era quella di appallottolare con le mani del riso allo zafferano – spezia di origine mediorientale – e di condirlo con la carne di agnello insieme a delle erbe. Ma l’origine del nome ruota intorno a un fenomeno linguistico. Perfino l’Accademia della Crusca si è interessata all’argomento ed è arrivata a una conclusione anche se ha confermato che la questione è tutt’altro che semplice. Entrambi i termini derivano dal dialetto arancinu, la cui esistenza è stata attestata per la prima volta nel dizionario Siciliano-Italiano di Giuseppe Biundi del 1857 e che indicava quella pietanza “fatta alla forma della melarancia”. Grazie alla loro forma, infatti, le polpette di riso furono paragonate all’arancia, l’agrume di cui la Sicilia è la patria potestà per eccellenza. Fu così che l’arancinu iniziò ad essere associato in alcune zone al frutto, prendendo il genere femminile e trasformandosi in “arancina”, mentre in altre all’albero che dà origine all’agrume, ovvero l’arancio, diventando “arancino”.



Il re e la regina dello street food

La cultura gastronomica in Sicilia ha radici ben salde, come del resto in tutte le regioni italiane, e vendere e consumare il cibo anche per strada, passeggiando, è un’usanza che non ha mai smesso di esistere, fin da quando l’uomo ha costruito le prime città. Molti cibi sono perfetti per lo street food, perché comodi da essere portati via e gustati in piedi, in qualsiasi luogo. L’arancin è proprio uno di questi. Sebbene la ricetta classica prevede che questa polpetta di riso venga farcita con ragù, mozzarella e piselli, nel tempo sono nate numerose varianti e si è aperta una sfida a chi fa l’arancin più originale. Con prosciutto, formaggio, pesce, funghi, salsiccia, melanzane, pistacchi… In alcune arancinerie si può perfino personalizzare, ordinandolo con gli ingredienti che si preferiscono.


In conclusione


Così come ha affermato l’Accademia della Crusca, entrambe le forme sono corrette. Non esiste un “giusto” e uno “sbagliato”. Si dice in un modo o nell’altro a seconda della zona geografica.

Le faide potranno continuare all’infinito, le diatribe saranno sempre caratterizzate da due fazioni opposte, da chi la pensa in un modo e chi in un altro, ma quando parla la cucina del #madeinitaly mette tutti d’accordo. Anche allestero. Per omaggiare la tradizione culinaria siciliana, lOxford English Dicitonary, il vocabolario per eccellenza della lingua inglese, nell’ultimo aggiornamento di ottobre ha inserito anche il termine arancini. Un vero prestigio per l'Italia.



Curiosità


Il modo corretto di mangiare larancino – quindi quello a forma di Etna – è a testa in giù, prendendo in mano la punta, e non viceversa. Così è più comodo e il condimento all’interno scivola verso la punta, rendendola più gustosa.

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