• Paola Cambielli

San Maurizio al Monastero Maggiore, la “Cappella Sistina di Milano”

In Corso Magenta è possibile ammirare una delle bellezze nascoste del centro di Milano, un ex Monastero benedettino femminile trasformato in una meravigliosa opera artistica.

Milano è la classica città dalle bellezze nascoste. Tutti conoscono il Duomo e il Castello Sforzesco, ma passeggiando per il centro si possono trovare anche molti altri capolavori artistici quasi sconosciuti. Più di quello che si pensa. Uno di questi si trova al numero 13 di Corso Magenta ed è la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore.



Ci troviamo nel cuore di Milano, a due passi dalle principali attrazioni turistiche come il Cenacolo di Leonardo da Vinci. Corso Magenta è una delle strade più eleganti e caratteristiche ed è perfetta per chi vuole immergersi nella vera anima della città, ammirando la bellezza dei suoi palazzi storici.

Posso confermare che vista da fuori la chiesa di San Maurizio passa quasi inosservata e la sua facciata grigia appare anonima, simile a molte altre. Ma quando si entra, si capisce immediatamente del perché il critico d’arte Vittorio Sgarbi l’ha definita la “Cappella Sistina di Milano”. Io la prima volta sono rimasta a bocca aperta dal tripudio di dipinti e affreschi che ricopre ogni angolo, parete e soffitto. Ti stupirà il fatto che una chiesa così piccola possa contenere tutta quella ricchezza di opere d’arte.


San Maurizio al Monastero Maggiore è stato il più grande Monastero benedettino femminile di Milano per circa mille anni, dall’XVII secolo fino al 1798, anno in cui il convento fu soppresso, ed è di origine paleocristiana. Nel Cinquecento fu ricostruito e, insieme ad esso, anche la chiesa, che fu iniziata nel 1503 dagli architetti Gian Giacomo Dolcebuono e Giovanni Antonio Amadeo.


Padre Eterno Benedicente

La chiesa è divisa in due parti: una parte pubblica, quella che dà verso la strada e che coincide con l’ingresso principale, dedicata ai fedeli, e una parte più interna, chiamata Coro delle Monache. Quest’ultima era riservata solo alle monache di clausura, che non potevano entrare in contatto con il pubblico. A separare le due parti c’è una grata posta sopra all’altare, grazie alla quale le monache potevano ascoltare la messa.


I bellissimi affreschi che ricoprono tutta la chiesa hanno come protagonisti santi ed episodi della Bibbia e della vita di Gesù Cristo e furono realizzati dal 1522 al 1529 da alcuni pittori del Rinascimento Lombardo. Il principale fu Bernardino Luini, che fece parte del gruppo dei cosiddetti Leonardeschi, ovvero di quei pittori appartenuti al XVI secolo che furono seguaci dello stile di Leonardo da Vinci. Era l’artista maggiormente apprezzato dall’aristocrazia milanese del ‘500 ed infatti, in alcune opere, raffigurò dei membri della famiglia Bentivoglio, colei che diede l’incarico di decorare tutta la chiesa. Un altro pittore che partecipò alla decorazione di due affreschi e che è importante citare è Simone Peterzano. Il nome non ti suonerà familiare, ma se ti dico che fu il maestro di Caravaggio?

La prima parte della chiesa ad essere stata affrescata fu l’area dedicata alle monache. In particolare, la volta sotto la quale si riunivano quelle che facevano parte del coro fu rivestita da un dipinto di grande fascino, il primo ad essere stato realizzato. È un’opera di grande impatto per la vivacità dei colori utilizzati: lo sfondo, infatti, è di color blu notte e vi sono raffigurati i quattro evangelisti che circondano il Padre Eterno benedicente.

Storie dell'Arca di Noè

Rimanendo sempre nell’aula delle monache, è esposto un organo risalente alla metà del ‘500, il più antico di Milano, e un dipinto molto particolare, uno degli ultimi ad essere stati realizzati. Si tratta di Storie dell’arca di Noè di Aurelio Luini, uno dei figli di Bernardino. Raffigura in maniera molto colorata e dettagliata gli animali che salirono sull’arca di Noè ed è importante perché presenta due curiosità. La prima è che Luini dipinse, tra gli altri animali, anche degli unicorni e la seconda è che tutti gli animali sono raffigurati a coppie tranne i cani, che sono tre.


Anche San Maurizio, come tutte le chiese, ha subito degli interventi di restauro, durati dal 1997 fino al 2015 e finanziati dalla Banca Popolare di Milano.

A partire dalla Seconda Guerra Mondiale, ovvero da quando furono abbattuti tutti i chiostri del monastero, San Maurizio ospita anche il Civico Museo Archeologico di Milano. Si possono ammirare opere risalenti all’età etrusca, romana, greca e barbarica ed è presente anche un plastico dell’attuale città, che si sovrappone alla Milano dell’XI secolo, quando si chiamava ancora Mediolanum.

Questo bellissimo gioiellino milanese si può ammirare solo grazie all’impegno giornaliero dei volontari del Touring Club Italiano. Aderendo all'iniziativa "Aperti per Voi", dove luoghi inaccessibili o visitabili con orari ridotti vengono messi a disposizione dei visitatori, si impegnano a condividere la loro passione dell’arte e a diffondere la conoscenza dei beni culturali che altrimenti rimarrebbero chiusi.

L’ingresso è completamente gratuito, dal martedì alla domenica dalle 9:30 alle 19:30.

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