• Paola Cambielli

L'eterna condanna del venerdì 17

Noi italiani siamo un popolo di scaramantici, non possiamo nasconderci dietro un dito. Ogni occasione è buona per lamentarci dando la colpa alla sfortuna o per gioire grazie alla buona sorte. Per non parlare di quando, guardando il calendario, ci accorgiamo che è venerdì 17. Ma perché questo giorno è considerato così sciagurato?

"Né di Venere né di Marte non si sposa né si parte, né si dà principio all'arte". Se si dovesse applicare questo proverbio ogni volta che dobbiamo festeggiare un lieto evento, fare le valigie per una vacanza o iniziare una nuova attività, nei giorni di martedì e venerdì non dovrebbe succedere nulla. Il deserto dei tartari, tutti chiusi in casa. Figuriamoci poi quando il venerdì coincide con il 17! Come oggi. La tragedia delle tragedie. Ecco che iniziano a saltare fuori i gesti scaramantici - lo so che di nascosto li stai facendo anche tu, non mentire :)

Personalmente, non sono superstiziosa e non credo che una semplice data del calendario abbia lo straordinario potere di far accadere eventi catastrofici tutti concentrati in un giorno solo. In un anno come questo poi, dove non ci stiamo facendo mancare niente…

Quindi, come mai il povero venerdì 17 è associato a tanta sfortuna e malasorte? Cos'ha fatto di male per portarsi addosso il fardello della sfiga?



Tutta una questione di storia, religione e matematica


Per rispondere a queste domande dobbiamo farci aiutare - come sempre - dagli eventi del passato. Ma non avendo delle certezze sicure al 100% e dimostrabili in merito, possiamo solo basarci sulle credenze popolari più comuni, che nei secoli si sono tramandate. Ecco le ipotesi ritenute più valide.


La prima è legata alla storia. Facciamo un viaggio nell'Antica Roma. Sulle epigrafi funerarie era usanza scrivere "VIXI" accanto al nome della persona defunta, che significa "vissi" - ovvero "ho vissuto" e quindi "sono morto". Le lettere della parola latina, se anagrammate e scambiate di posto, corrispondevano al numero XVII, il 17. Fu così che a partire dal Medioevo, il numero 17 latino veniva associato immediatamente alle tombe dei morti, a un'immagine macabra e portatrice di sventure. Non proprio il massimo dell'allegria, ecco.

La seconda è legata alla religione cristiana. Secondo l'Antico Testamento della Bibbia, il Diluvio Universale durò dal diciassettesimo giorno del secondo mese al diciassettesimo giorno del settimo mese e fu proprio di venerdì quando morì Gesù - il Venerdì Santo.

La terza è legata alla matematica. Secondo Pitagora e i suoi seguaci - narra lo storico Plutarco - il 17 si collocava proprio tra il 16 e il 18, due numeri legati alla perfezione, rappresentata dall'armonia che si creava con i quadrilateri 4x4 e 3x6.



Ma non per tutti venerdì 17 porta sfortuna


Solo in Italia soffriamo di eptacaidecafobia. Tranquilli, non sono impazzita: questa parola si riferisce alla fobia del numero 17. Anche la smorfia napoletana non si risparmia. Il 17 simboleggia 'a disgrazia - la sfortuna.

Ma se doveste uscire dall'Italia, capireste che il numero 17 è un numero come tutti gli altri. Anzi, secondo la Cabala ebraica, il 17 rappresenta l'esatto contrario, in quanto risultato della somma del valore numerico delle lettere têt (9), waw (6) e bêth (2), che lette nell'ordine formano la parola tôv - "buono".

Nei paesi di cultura anglosassone, in quelli di lingua spagnola, in Grecia, Germania, Olanda, Francia e Norvegia è il 13 ad avere la nomea della iella. Com'è possibile che in Europa sono tutti affetti dalla triscaidecafobia - la paura del numero 13? Ciò è principalmente dato dal fatto che durante l'Ultima Cena Gesù era seduto a tavola con i 12 apostoli - per un totale di 13 persone. E tutti sappiamo come andò poi a finire.

Nei casi di superstizione più estrema, questi numeri sono assolutamente da evitare, anche nelle abitudini di tutti i giorni. Ricordo ancora quando durante una vacanza in Alto Adige - dove gli abitanti si sentono più austriaci che italiani - nelle stanze di un hotel mancava il numero 13. Nell'Aeroporto di Memphis, negli Stati Uniti, non esistono i gate A13, B13 e C13 e anche molte compagnie aeree preferiscono omettere la fila numero 13. Un po' esagerato, se proprio lo devo dire. Ma io sono di parte, perché il 13 è il mio giorno di nascita :)



Superstizione, vade retro!


Ogni anno, quando un venerdì cade di 17, il CICAP - Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze - si mobilita per dimostrare che la credenza del venerdì 17 come portatore di ogni male sia falsa, organizzando la "Giornata Anti-Superstizione". Gli appuntamenti si tengono in varie città d'Italia e per accedervi bisogna affrontare una serie di prove pratiche, come una sorta di test d'ingresso. In pratica, si fa tutto ciò che farebbe inorridire un superstizioso DOC: passare sotto una scala, rompere uno specchio, aprire un ombrello in una stanza chiusa e così via. Alla fine, coloro che hanno superato brillantemente - e soprattutto con ironia - tutte le sfide, ricevono il diploma di Anti-Superstiziosi.

Ciò che gli organizzatori vogliono farci capire è che il fatto stesso di essere superstiziosi porta male. Se la mente è più preoccupata a convincersi che tutte le credenze popolari legate alla superstizione siano vere, finisce per condizionarsi, alterando il normale comportamento. E facendo aumentare la probabilità di far accadere ciò che di solito non accadrebbe.

È un po' come quando un evento sfortunato capita in un giorno che non sia venerdì 17. Ci si fa meno caso. Ma se succede proprio venerdì 17, allora è tutta un'altra storia. Ecco che esce subito il pregiudizio. O no? ;)

I membri del CICAP riusciranno a farci credere che la superstizione non deve avere la meglio sulle nostre vite quotidiane? O continueremo a pensare che venerdì 17 sia 'a disgrazia della nostra esistenza?



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