• Paola Cambielli

Il passaggio di Napoleone a Milano: cosa ci ha lasciato

Il 5 maggio 1821, uno dei più grandi generali della storia trascorreva il suo ultimo giorno di vita sull'isola di Sant'Elena. La carriera militare di Napoleone a Milano ha lasciato un segno indelebile, visibile ancora oggi. Ecco quali sono le opere della Milano Napoleonica.

Dio me l'ha data, guai a chi la tocca

Con questa frase, il 26 maggio 1805 Napoleone Bonaparte si proclamava Re d'Italia, in una cerimonia che ebbe luogo nel Duomo di Milano. La cosiddetta Età Napoleonica era ufficialmente iniziata. La scena ebbe veramente dell'incredibile, perché Napoleone con un solo gesto poté sfoggiare tutta la sua convinzione e il suo desiderio di superiorità verso qualunque autorità politica e religiosa. Si mise, infatti, la Corona Ferrea sul capo da solo. La stessa che oggi è conservata all'interno del Duomo di Monza.


Di conseguenza, Milano ebbe il privilegio di diventare capitale del Regno d'Italia fino al 1814, anno in cui fu invasa dagli austriaci. In quei soli 9 anni, Napoleone a Milano avviò numerosi progetti di abbellimento della città e di costruzione di importanti opere e monumenti. La capitale doveva essere maestosa, unica in Italia ed essere uguale in tutto e per tutto al modello parigino. Ed effettivamente è così. Avendo avuto modo di abitare per un anno a Parigi, ricordo che in alcuni punti ho trovato diverse somiglianze tra le due città.

Ma scopriamo cosa ha lasciato di sé Napoleone a Milano e dove, ancora oggi, possiamo ammirare l'impronta del suo passaggio.

Napoleone a Milano si mette in testa la corona da solo
Jacques-Louis David, particolare de "L'incoronazione di Napoleone", 1805/1807

#1 L'Arco della Pace e Corso Sempione


Questa zona è sicuramente la più rappresentativa della somiglianza tra Milano e Parigi. L'Arco della Pace non ti fa venire in mente l'Arc de Triomphe e non ti sembra che Corso Sempione ricordi incredibilmente gli Champs Elysées?

L'intento era di costruire un viale - Corso Sempione, appunto - che dalla piazza dell'Arco collegasse idealmente Milano a Parigi. Ma l'aspetto più curioso è che l'allora conosciuto Arco del Sempione venne costruito dall'architetto Luigi Cagnola per il matrimonio che si doveva celebrare tra Eugenio di Beauharnais, governatore della città nonché figlio adottivo di Napoleone, e Augusta di Baviera. Insomma, un dono di nozze che imitasse la Porta Orientale posizionata all'ingresso di Corso Venezia.

Nel 1815, dopo la conquista della città, gli austriaci rimasero affascinati dalla magnificenza dell'Arco. Non lo vollero abbattere, ma fecero un gesto che sarebbe rimasto nella storia. Oltre a cambiare il nome in Arco della Pace, in onore dell'armonia raggiunta dalle nazioni europee a seguito del congresso di Vienna , fecero ruotare i cavalli posti sulla Sestiga della Pace di 180 gradi, per rivolgere i loro fondoschiena verso la Francia. Una beffa davvero incredibile.


#2 Il Foro Bonaparte


Napoleone desiderava costruire un nuovo punto di riferimento, un'enorme piazza circolare che costituisse il fulcro della città moderna. Quel complesso urbano avrebbe dovuto essere identificato con il Foro Bonaparte. Al centro, doveva sorgere la Residenza del Governo e tutt'intorno, sempre seguendo le analogie con Parigi, sontuosi palazzi in stile neoclassico.

Ma purtroppo il progetto non fu mai realizzato e quello che oggi rimane del Foro Bonaparte è solamente una parte di strada a forma di anello che costeggia il Castello Sforzesco.


#3 L'Arena Civica


Feste, corse dei cavalli, giochi, battaglie navali, spettacoli teatrali... per Napoleone, l'Arena Civica doveva essere un luogo di svago, basata sul modello dell'anfiteatro romano. Infatti, per costruirla, l'architetto Luigi Canonica si ispirò al circo di Massenzio di Roma. Dopo soli due anni, nel 1807 Milano aveva il suo "piccolo Colosseo".

Situata nel Parco Sempione, dal 2002 porta il nome del giornalista e scrittore Gianni Brera. Accanto all'arena sorge la Palazzina Appiani, dove si svolgono importanti appuntamenti della Delegazione FAI di Milano.


#4 La Pinacoteca di Brera


Se Corso Sempione avrebbe dovuto ricordare gli Champs Elysées e l'Arco della Pace il nuovo Arc de Triomphe, indovina cosa dovesse uguagliare la Pinacoteca di Brera? Il Louvre, esatto. Una vera ossessione per Parigi. I due musei ebbero effettivamente modo di collaborare, scambiandosi importanti opere, come alcuni capolavori di Rubens e Van Dyck.

Già varcando il portone del cortile, Napoleone è lì che aspetta i visitatori, rappresentato da Antonio Canova in una statua bronzea del 1810. Come se fosse un Dio dell'antica Grecia. Ma una volta entrati, basta percorrere lo scalone monumentale per imbattersi in una seconda scultura del generale, sempre di Canova, ma del 1808. E' come se dall'alto dei suoi 4 metri d'altezza ci desse il benvenuto nella Pinacoteca, in tutta la sua imponenza. Guardarlo fa rimanere così a bocca aperta che si rischia quasi di essere colpiti dalla sindrome di Stendhal.

Secondo Napoleone, il museo non doveva essere solamente un'esposizione di quadri, ma soprattutto svolgere una funzione educativa per il popolo.

Una sezione fondamentale per la storia napoleonica è rappresentata dalla Biblioteca Nazionale Braidense. Oltre ad essere conservato l'autografo del Cinque maggio di Alessandro Manzoni, quest'anno, fino al 10 luglio, è possibile ammirare un'esposizione in ricordo dei 200 anni dalla morte.


Napoleone nella Pinacoteca di Brera, statua di Antonio Canova
Statua di Antonio Canova "Napoleone come Marte pacificatore" del 1808 - fonte: Pinacoteca di Brera

#5 Il Naviglio Pavese


Collegare Milano a Parigi? Non solo. La capitale del Regno d'Italia doveva essere uno snodo di comunicazione molto più ampio. Una rete di scambio non solo su vie stradali ma anche tramite canali navigabili. Ecco, quindi, l'idea della costruzione del Naviglio Pavese. Dalla Darsena passava per Pavia e poteva essere un punto di intersezione con il Po, fino ad arrivare al Mar Adriatico. I lavori furono condotti da Vincenzo Brunacci, allora Rettore dell'Università di Pavia, e terminarono durante il Regno Austriaco.


#6 Il Progetto Via Francigena - da Milano e oltre


Il Progetto Via Francigena era il vero collegamento che Napoleone sognava tra l'Italia e la capitale francese. Partendo dall'Arco della Pace, il percorso proseguiva per Via Gallarate e usciva dalla città, attraversando diversi centri abitati della Lombardia e del Piemonte, fino ad arrivare a Iselle, il confine di Stato con la Svizzera. Da lì, si continua attraversando il Passo del Sempione, a Simplon, e Briga, nella Valle del Rodano. E via via, fino a raggiungere Parigi.

Il tratto italiano è quello che oggi conosciamo come Strada Statale 33 del Sempione (SS33).



In soli 9 anni, Napoleone a Milano è riuscito a realizzare progetti veramente incredibili. Anche se non tutti sono stati completati, le sue idee hanno contribuito a renderla una città unica, da apprezzare fino in fondo.

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